Competitività economica figlia di conoscenza e fiducia

La conoscenza è l’unico fattore produttivo che può essere utilizzato senza consumarsi. L’intuizione è dell’ultimo Nobel per l’Economia, Paul Romer, ma va a César Hidalgo, 39enne direttore del Macro Connections Group del Mit Media Lab di Boston, il merito di aver sviluppato un modello per misurare la conoscenza di un territorio correlandone la complessità delle reti con la prosperità. Il risultato del lavoro di Hidalgo, che giovedì era a Torino per ritirare il Premio Lagrange-Fondazione Crt coordinato dalla Fondazione Isi, è visibile nel suo «The Atlas of Economic Complexity: Mapping Paths to Prosperity» (atlas.media.mit.edu), che misura l’economia di 128 Paesi attraverso mappe e visualizzazioni e in altre piattaforme di data visualization come DataViva, DataUsa, DataAfrica e DataChile. (Foto: Michele D'Ottavio per ISI)

Non solo ritmo, l’intelligenza artificiale sceglierà le parole dei brani musicali

Paolo Conte cantava di parole d’amore scritte a macchina, ma ora sono le macchine a scrivere sia parole che note. Poco prima di morire David Bowie si era divertito a co-sviluppare il Verbasizer, un generatore automatico di strofe, ma oggi le melodie generate dall’intelligenza artificiale sono una realtà, come dimostra il recente successo di Skygge, l’avatar del francese Benoit Carré, il cui album "Hello World!" è da qualche mese su Spotify.

Come ridisegnare il sistema di rimborso di terapie avanzate

La vita umana non ha prezzo, ma le cure in grado di debellare malattie fine a ieri inguaribili hanno un costo, e purtroppo molto alto. È il paradosso della terapia genica, un approccio che prevede la correzione dei difetti genetici direttamente all’interno delle cellule del paziente appena un decennio fa sembrava ancora fantascienza. Oggi terapie come Strimvelis, sviluppata presso il San Raffaele di Milano grazie al supporto di Telethon permettono di guarire definitivamente bambini affetti da Ada-Scid, il cui sistema immunitario non è in grado di combattere le infezioni più comuni.

La riscoperta del sapere umanistico fa evolvere l’uomo tecnologico

«Le marerie umanistiche serviranno a ben poco per il futuro» parola di Vinod Kosla, multimiliardario cofonda- tore di Sun Microsystems e oggi venture capital di riferimento per tutto il mondo hitech con la sua Kosla ventures. «Chi investe nello sviluppo delle sue soft-skills, in- vece di imparare a scrivere codice, ha buone probabilità di finire a vendere scarpe», gli ha fatto eco Marc Andressen, inventore del primo browser web e oggi anch’egli venture capital con An- dressen-Horowitz.

La scienza incontra le imprese innovative

Nell’era della conoscenza i confini della ricerca non finiscono con le porte del laboratorio o dell’azienda. È all’insegna dell’open innovation che coinvolge attori spesso molto diversi nei processi di innovazione come ha postulato l’economista Henry Chesbrough che a Padova, il prossimo 26 e 27 ottobre, si inaugura la seconda edizione di Open Innovation Days, la due giorni promossa dall’Università di Padova e Nòva24-Il Sole24Ore.

L’intelligenza artificiale entra negli oggetti

L’internet delle cose sta diventando più intelligente grazie a tecnologie italiane. Gli oggetti connessi sono destinati a superare i 75 miliardi nel 2025 ma soprattutto a diventare più intelligenti, affidabili e protetti grazie allo spostamento dei sistemi di reti neurali a livello locale. Se oggi l’Internet delle cose è strettamente legato ai sistemi presenti nel cloud, nei prossimi anni questo scenario è destinato a evolvere verso un sistema sempre più decentralizzato. «I sistemi di intelligenza artificiali collocati nel cloud sono attivi 24 ore al giorno e per questo portano a una grande dissipazione di energia e di risorse computazionali. Da qui la nostra strategia di spostare una parte del processamento direttamente verso i nodi delle reti di oggetti», spiega Alessandro Cremonesi, Group vice president e direttore generale di STMicroelectronics Central Labs.

L’espansione motivazionale

Rete, digitale e smarphone vanno maneggiati con cautela dai più giovani ma sono un’opportunità di apprendimento e uno stimolo all’evoluzione della didattica senza precedenti. “I fattori a sostegno dell’uso di strumenti digitali nella didattica ampiamente documentati in letteratura sono stati confermati in più punti della nostra ricerca”, osserva Simona Perrone, ricercatrice del Cnis e coautrice dell’indagine Digitale Sì, Digitale No, completata in collaborazione con Impara Digitale e Acer.

Circuiti pericolosi

Non basta dire digitale per cogliere appieno a cosa sono esposti i bambini e i ragazzi che utilizzano queste tecnologie a livello didattico. “Oggi si parla molto di big data e profilazione degli individui online e ciò riguarda ovviamente anche i bambini che, a scuola o a casa, utilizzano la rete a fini didattici – osserva Daniela Lucangeli, psicologa dello sviluppo e pro-rettore dell’Università di Padova, oltre che presidente del Cnis.

Dall’antifisica alla fisica dei dati

In principio fu la fisica. All’origine di molte delle tappe cruciali della rivoluzione digitale c’è spesso un gruppo di fisici che aveva un problema da risolvere. Quaranta anni fa, al Cern di Ginevra, è stata la difficoltà di con- dividere efficacemente dati a stimolare la nascita del web e, più recentemente, lo sviluppo dell’Lhc, il superacceleratore conce- pito come una gigantesca macchina foto- grafica (ha un diametro di 27 chilometri e produce 600 Mb di dati ogni secondo) ha al- zato ancora l’asticella di che cosa significa raccogliere big data e analizzarli.

The 12 challenges for Next Generation Internet - REIsearch report 2017

From fake news to AI’s impact of our lives and the need for new skills and competences, when it comes to the digital world there are 12 challenges that Europeans consider unresolved and a concern, as well as an opportunity, for their future. REIsearch’s analysis mapped these challenges in 4 areas that need to be addressed by policy-makers and stakeholders to build a more inclusive, open and human-centred next generation internet: engagement and inclusion; business, jobs and skills; social media democracy and the social sphere and, ultimately, the impact of new technologies on citizens’ life.

Open Innovation - “Per dare regole ai colossi del web serve un’idea di società, le leggi vengono poi”​

Giornalista scientifico, attivista civile, esperto di Open Data. Guido Romeo porterà queste e altre esperienze nel nuovo Foro regionale lombardo per l’Innovazione e la ricerca. Americano di nascita, da anni residente in Italia, Romeo ha fondato l’associazione Diritto di sapere ed è stato tra i primi promotori dell’introduzione in Italia del FOIA, Freedom of Information Act. È science editor in chief di un progetto europeo (REIsearch) per la creazione di una piattaforma di dialogo tra istituzioni

Longitude Prize: venti team per sconfiggere la resistenza agli antibiotici

Ci sono dieci milioni di sterline (11,4 milioni di euro) per chi saprà mettere a punto un test a basso costo, accurato, rapido e facile da usare per identificare le infezioni batteriche. È questa la sfida del Longitude prize, nato nel 1714 con un atto del Parlamento inglese, il Longitude Act che stanziava 20mila sterline per chi fosse stato in grado di misurare la longitudine di una nave con una precisione di almeno mezzo grado.

Vizi e virtù del digitale

Smart contracts, criptovalute, algoritmi intelligenti, lter bubbles e deep learning. Il digi- tale è diventato una fucina di neologismi che si inseguono con cicli di hype sempre più serrati. A questa ipertro a linguistica non corrisponde pur- troppo un’analoga crescita nella comprensione di che cosa sia davvero il digitale e di quale sia il suo impatto, a breve e a lungo termine, sulle nostre strutture sociali ed economiche.

Blockchain galattica

“La Blockchain oltre il pianeta Terra” è forse il titolo più accattivante e visionario dei panel dell’ultima edizione di Davos. Al centro c’erano le opportunità offerte da questo sistema di registri pubblici, ma crittografati, per l’ecommerce interplanetario e lo sfruttamento minerario degli asteroidi, oltre ai problemi che insorgono per la crittografia quando ci sono distorsioni spazio temporali come quelle possibili su distanze galattiche. Certe idee possono sembrare buone per la prossima ediz

A chi non piace l’open government

Il numero degli aderenti alla Open Government Partnership (Ogp) lanciata da Obama nel 2011 è il doppio di quello dell’Ocse con 70 stati nazionali e 15 governi locali, ma non manca chi rema contro. Due degli otto fondatori, Stati Uniti e Messico, sono sotto i riflettori per azioni decisamente poco open. Trasparenza e collaborazione con la società civile non sembrano nelle corde dell’amministrazione Trump che ha approvato a fatica un piano di azione per il governo aperto relegandone la stesura ai

L’Open gov migliora la politica

Le elezioni sono un passaggio chiave della demo- crazia e i referendum – vedi Brexit – possono cambiare bruscamenteunpaese,manonbastanopiùpercoin- volgere i cittadini. Il sintomo più evidente del logoramento delle attuali forme di democrazia è il calo di fiducia dei cittadini a li- vello globale. Il Barometro Edelman della fiducia aveva già registrato nel 2017 un minimo storico sul fronte dei governi,mal’edizione2018mostraunulteriorepicchia- ta a livello globale.

Società civile, che vinca il più aperto

Il prossimo campione dell’open government italiano sarà un’organizzazione della società civile. «L’anno scorso il premio per l’open government champion ita- liano era dedicato alle pubbliche amministrazioni e abbiamo avuto 230 candidature – spiega Pia Marconi, capo dipartimento della funziona pubblica – ma quest’anno ci aspettiamo una risposta più bassa, per una pura questione demografica. Credo però che il premio possa essere una palestra importante come lo è stato per le PA, dove la risposta è stata formidabile».
Load More Articles