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Sette pubbliche amministrazioni su dieci sono “fuori legge” perché non danno ai cittadini l’accesso alle informazioni

Sette pubbliche amministrazioni italiane su dieci sono “fuori legge” perché non consentono ai cittadini di accedere alle informazioni: il 73% delle richieste inviate a ministeri, aziende sanitarie o comuni da una rete di associazioni non ha ricevuto alcuna risposta. Fino a pochi mesi fa il “silenzio amministrativo” era legittimo, ma dal dicembre 2016 è effettivamente fuori legge, grazie all’entrata in vigore del diritto di accesso alle informazioni, ribattezzato “Foia” in omaggio al...
Festival Internazionale del Giornalismo

Silenzi di Stato a #IJF17

Quanto è sicura la mia scuola? Quanto è inquinata l’aria del mio quartiere? Come sono fatte le graduatorie dei concorsi pubblici? L’amianto uccide ancora, ma dove? Quanti sono i “derivati” acquistati dal ministero e dalle amministrazioni? Sono domande legittime cui un'amministrazione trasparente è chiamata a rispondere. Ma quando la burocrazia diventa una palude, la verità vi affonda e scompare e i cittadini pagano un prezzo in termini di sprechi - o peggio, di vite umane. Contro questo muro di gomma l'attivismo civico e il giornalismo rappresentano un anticorpo sociale indispensabile. Silenzi di Stato raccoglie così battaglie per la verità che hanno portato avanti il valore dell'accesso alle informazioni – non sempre con successo. Sebbene in ritardo rispetto a molti altri paesi, anche l'Italia ha ora il suo Freedom of Information Act: la trasparenza della Pubblica Amministrazione è dunque una conquista garantita, o c'è ancora da lottare per una piena applicazione della legge? Oppure il cambiamento culturale necessario nel rapporto tra Stato e cittadini ci chiama ancora a essere vigili e attivi?
InternetFestival 2016

Internet Festival 2016, Pisa

Giornalista, scrive per Il Sole 24Ore ed è stato caposervizio per il data-journalism e l’economia a Wired. Ha ricevuto diversi premi giornalistici nazionali e internazionali e due progetti da lui ideati sono stati selezionati dalla Google Digital News Initiative. Oggi è project manager per lo sviluppo di Discovery24, il progetto per l’intelligenza artificiale applicata al giornalismo finanziato dalla Google DNI initiative all’interno de Il Sole24Ore. È fondatore dell’associazione Diritto Di Sapere...
FestivalGlocal

#Glocal 2016, Varese

Guido Romeo è data&business editor a Wired Italia e ha coordinato fino al 2013 il progetto iData di Fondazione Ahref per la quale ha sviluppato la Data Journalism School in collaborazione con Istat. È tra i fondatori dell’associazione Diritto di Sapere per la promozione di un Freedom of Information Act italliano e tra i promotori di Foia4Italy. In passato ha lavorato per Focus, Vogue e Il Sole24Ore. Per Nòva 24, l’inserto di scienza e tecnologia del Sole 24 Ore, ha coordinato Le città illuminate
Festival Internazionale del Giornalismo

#IJF - International Journalism Festival 2009-2017

Guido Romeo è giornalista specializzato in economia e data-journalism. È cofondatore dell'associazione no-profit Diritto di Sapere, che porta avanti la causa del FOIA in Italia, e parte dell’iniziativa Foia4Italy. Scrive per Il Sole 24 Ore, Vogue e Prima Comunicazione. Nel 2013 l’inchiesta  da lui coordinata #doveticuri, sulla mortalità negli ospedali italiani è stata finalista al Data Journalism Award. È stato insignito del premio Voltolino (2009) per la divulgazione scientifica, dell'Amundsen
D - la Repubblica.it

Guarda che dati! Viaggio nel futuro dell'informazione

Non usare questi mezzi oggi è come andare a parlare di politica con un sindaco senza il bilancio davanti. È un punto di non ritorno: finalmente quest’anno partono corsi strutturati alla Luiss di Roma e al Sissa di Trieste. Il problema in Italia è che ci vorrebbero più fondi: dietro a Pro Publica del Washington Post c’è la filantropia degli immobiliaristi fratelli Sanders, in Inghilterra dietro all’International Consortium Of Investigative Journalism la Potter Foundation. In Italia non esistono agevolazioni fiscale per donazioni del genere e ci sono conflitti di interesse. Ma abbiamo i migliori visual journalist, che si appoggiano a community come OpenPolis. Bisognerebbe crederci di più. E battersi per un web aperto».
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